Anche a scrivere funziona così. A volte sei la persona più comoda di cui scrivere, tu che scrivi. E scrivendoti, riesci a esplorare certi limiti, riesci a provare a metterti nei panni degli altri e a cercare certe cose che rimangono nascoste.

In ognuna delle cose che scrive c’è un punto che segna la fine delle cose che ha scritto, un punto calcato, un punto deciso, un punto che non ammette repliche. In ognuna delle cose che scrive ferma un attimo, e una volta che l’attimo è passato, congelato dalla data e dall’ora di pubblicazione automatiche, lei è una persona diversa da quella che ha scritto fino a quel punto finale, una persona nuova, morta per resuscitare il giorno seguente in nuove parole, che daranno un’immagine di lei un poco diversa, o molto diversa, o solo apparentemente uguale.
Quello che ama la uccide. Quello che ama la rende libera. Quello che ama le permette di tenere traccia di se stessa e delle sue morti, quello che ama la rende incancellabile se non attraverso un atto di volontà.
Ora del decesso, 23:48, causa del decesso, una parola sbagliata. Ora del decesso, 17:23, causa del decesso, un silenzio troppo lungo. Ora del decesso, 07:36, causa del decesso, incertezza protratta.

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Notes