Mia madre la chiamava: l’età disgraziata, la mia. È quell’età in cui le forme sono informi, l’età in cui la testa è troppo grande per il corpo, in cui il seno spunta grottesco sotto le magliette dell’estate precedente – ci infilavo sotto le ginocchia, quando mi sedevo sul muretto, per sformarle e nascondermi.

*

Quante volte anch’io ci ho infilato sotto le ginocchia, per sformarle e nascondermi…

Da quando ti leggo, c*, provo la stessa emozione: è sorpresa, è commozione, è un misto di ammirazione ed esaltazione, un sapore ora dolce ora amarissimo in gola. Resta intatta quell’illuminazione che mi folgora il cervello ogni volta che mi restituisci immagini di me che la memoria aveva perso. Saranno affinità, saranno coincidenze, ma non smetterò di ringraziarti in silenzio sapendo che ‘grazie’ non basta.

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