“Lo scolaro che in classe portava con sé solo le pagine migliori dei libri, il futuro abbecedario della mia personale biblioteca: perché i libri di uno scrittore, i libri che più del cibo lo hanno sostenuto e nutrito non sono quelli comperati o letti per dovere, bensì i volumi che lo hanno *cercato*, con gli autori che resteranno per sempre come in una memoria famigliare.

[…]

Poi fu la volta di Albert Camus, e la convinzione che ogni scrittore scrive i racconti, i romanzi le poesie che *deve* scrivere. Che è necessario scrivere. Non che si desidera scrivere. Sacrosanta verità. Un vero scrittore ha segnati nel destino i romanzi che gli spettano.”

Aurelio Picca, Articolo sul Corriere della Sera, pagina della Cultura, Testimoni (Io scrivo.) “Ho giocato con i ragazzi della via Pàl”, 4-4-2011.